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EtichettaArtigiana

Jimenez Julien, chi c’è dietro EtichettaArtigiana

Non sono un trasformatore e non ho mai chiuso un vaso di conserva a livello professionale: costruisco software e ascolto chi in laboratorio ci sta tutti i giorni. EtichettaArtigiana nasce da mesi passati con apicoltori, casari e produttori di confetture che alle undici di sera riscrivevano a mano l’elenco degli ingredienti in un documento di testo, con la paura di avere dimenticato un allergene.

Ritratto fotografico di Jimenez Julien, autore ed editore di EtichettaArtigiana.

Jimenez Julien

Fondatore di MLJ e autore di EtichettaArtigiana

Progetto e scrivo strumenti gestionali per chi lavora con le mani e non ha un ufficio amministrativo alle spalle. Qui mi occupo di etichettatura alimentare: elenco ingredienti, allergeni, dichiarazione nutrizionale, lotto e date.

Chi sono e che cosa faccio davvero

Mi chiamo Julien Jimenez e da anni costruisco software gestionale per attività piccole: laboratori, aziende agricole, studi con due o tre persone, realtà in cui la persona che produce è la stessa che compila i documenti la sera. MLJ, la società che pubblica questo sito, è nata proprio per questo: strumenti singoli, che fanno una cosa sola e la fanno bene, invece di piattaforme enormi che chiedono una settimana di formazione prima di risultare utili.

Il mio mestiere non è la trasformazione alimentare. Non produco confetture, non gestisco un caseificio e non ho mai avuto la responsabilità legale di un prodotto messo in commercio. Quello che so di etichettatura l’ho imparato leggendo il Regolamento UE 1169/2011 riga per riga, seguendo le note e le posizioni degli enti competenti e, soprattutto, stando accanto a chi quelle etichette le deve stampare per davvero. È una posizione precisa e la dichiaro subito: sono un progettista di strumenti, non un consulente e non un tecnologo alimentare.

Questa distinzione conta anche per il prodotto. EtichettaArtigiana prepara le informazioni e i calcoli dell’etichetta, ma la responsabilità delle informazioni resta dell’operatore del settore alimentare che immette il prodotto sul mercato. Il software mette in ordine, evidenzia e ricalcola; la denominazione di vendita, la ricetta e la firma restano di chi produce. Non ho mai voluto scrivere una riga di marketing che suggerisse il contrario, perché sarebbe falsa e perché farebbe un danno a chi si fida.

Perché ho costruito uno strumento per le etichette alimentari

Il progetto nasce da una scena che ho visto ripetersi in laboratori molto diversi fra loro. Un produttore cambia leggermente la ricetta, aumenta la frutta e riduce lo zucchero, oppure sostituisce un fornitore. A quel punto deve rifare l’ordine decrescente degli ingredienti, ricontrollare quali allergeni dell’allegato II sono presenti, ricalcolare la dichiarazione nutrizionale per 100 g e rileggere la bozza prima di mandarla al tipografo. Nella pratica quel lavoro finisce dentro un documento di testo copiato dall’etichetta precedente, alle undici di sera, dopo dodici ore in piedi.

Il risultato non è quasi mai una scelta sbagliata: è una svista meccanica. L’ordine di peso resta quello vecchio, un ingrediente composto non viene aperto fra parentesi, un allergene compare nell’elenco ma non evidenziato, il calo di cottura non viene considerato e i valori nutrizionali restano quelli della somma dei crudi. Ho raccontato questi casi uno per uno nell’articolo sugli errori più frequenti dell’elenco degli ingredienti, perché sono i più facili da evitare con un metodo e i più costosi da scoprire dopo la stampa.

Un software non aggiunge competenza a chi non ce l’ha, ma toglie di mezzo la parte ripetitiva. Se le materie prime sono registrate una volta sola con i loro allergeni e i loro valori medi dichiarati, ricomporre l’etichetta dopo un cambio di ricetta smette di essere un lavoro notturno e diventa una verifica di pochi minuti. Questo è tutto quello che il compositore di etichette alimentari di EtichettaArtigiana prova a fare, senza promettere nessuna certificazione e senza sostituirsi a nessun controllo.

Come lavoro, in concreto

Parto sempre dai documenti veri. Prima di scrivere una funzione chiedo di vedere le etichette già stampate, le schede tecniche dei fornitori, il quaderno di laboratorio e, quando esiste, il piano di autocontrollo. Da lì capisco che cosa serve davvero: quasi mai è quello che avrei immaginato a tavolino. La funzione che archivia la versione di etichetta applicata a ogni lotto, per esempio, è nata da una domanda posta in un banco al mercato, non da un’analisi di mercato.

Poi costruisco piccolo. Preferisco una schermata che risolve un passaggio intero a dieci schermate che coprono tutto a metà. Chi lavora in laboratorio non apre un gestionale per curiosità: lo apre con le mani ancora sporche di frutta, per fare una cosa precisa, e se in tre minuti non l’ha fatta torna al documento di testo. Ogni aggiunta deve superare questa prova.

Infine scrivo io i testi del sito e gli articoli del blog. Non delego la parte editoriale, perché è la stessa materia del prodotto: se non so spiegare a parole come si passa dal sodio al sale o quando serve la data di scadenza invece del termine minimo di conservazione, non sono in grado di programmarlo bene. Il blog è la parte pubblica di quello studio, e trovi tutti gli articoli raccolti nel blog di EtichettaArtigiana.

Come verifico le informazioni che pubblico

Ho tre regole fisse, e valgono per ogni pagina di questo sito.

  • Prima la fonte, poi la frase. Quando parlo di indicazioni obbligatorie, di allergeni o di dichiarazione nutrizionale, il riferimento è il testo normativo: il Regolamento UE 1169/2011 e i suoi allegati, il D.lgs. 231/2017 per l’apparato sanzionatorio, il D.lgs. 116/2020 per l’etichettatura ambientale degli imballaggi, il D.lgs. 109/1992 per le parti ancora applicabili. Se una regola non la ritrovo scritta, non la scrivo neanche io.
  • Nessun numero che non posso mostrare. Non pubblico percentuali di etichette irregolari, numeri di laboratori seguiti, importi medi di sanzione o risultati di studi che non posso citare. Dove servirebbe una cifra spiego il meccanismo: come si calcola, da che cosa dipende, che cosa fa salire o scendere il risultato.
  • Il confine di responsabilità sempre visibile. Ogni testo che tocca la conformità ripete la stessa cosa: lo strumento aiuta a preparare, l’operatore del settore alimentare resta responsabile delle informazioni riportate in etichetta. Per i casi dubbi, un cambio di denominazione o una durabilità da fissare, la strada giusta è il tecnologo alimentare o l’autorità competente, e lo scrivo apertamente.

Quando la normativa cambia, riprendo gli articoli e li correggo invece di lasciarli invecchiare. Se trovi un passaggio impreciso o superato, la segnalazione più utile che puoi farmi è proprio quella: scrivimi e correggo.

Dove mi trovi

Questi sono i cinque profili da cui rispondo. Non ce ne sono altri e non ho account che parlano a nome mio.

Scrivimi

Se produci conserve, miele, formaggi, sottoli o succhi e stai rimettendo in ordine le etichette del tuo catalogo, raccontami il tuo caso: quanti prodotti, quanti formati, dove stampi. Rispondo io alle richieste che arrivano dal modulo di contatto, e se il problema si risolve senza il software te lo dico.

Parlami del tuo laboratorio

Oppure per posta elettronica: jimenezjulien42@gmail.com.